HMS Urge – British Submarine Found after 73 years

8

HMS Urge, an U-class submarine funded by the people of Bridgend during World War Two has finally been found 73 years after it sank for the final time.

Fate of HMS Urge

On 27 April 1942, HMS Urge left Malta for Alexandria on the north coast of Egypt, and was never seen again.  No definite explanation has ever been agreed upon for HMS Urge, and it was officially reported missing in the Mediterranean Sea on 29 April 1942. According to Wikipedia, the HMS Urge went lost, to an air attack.

However, on 16 April 2015, historian Jean-Pierre Misson submitted a statement claiming identification for the HMS Urge, which he found lying 50 metres under the sea using sonar recordings taken at Marsa el Hilal, Libya.  The research has been received and will shortly be available to view at the Local and Family History Centre at Ty’r Ardd, Bridgend, where a commemorative plaque for the HMS Urge already resides, together with information regarding the submarine up to its disappearance.

Jean-Pierre Mission stated:

HMS URGE lies in Marsa el Hilal, Libya, as per the snapshot of a sonar recording 2012 recently added to the website page. HMS Urge is recognizable from the U Class “bulge” at hydroplanes level, from the limited length of the Outer Casing aft (not to the full length of the vessel) and from the Radio Mast which could be folded down from the C.T. and clamped to the Deck … only on some U Class submarines, among which HMS URGE. This Mast (folded down to Deck) can be seen on both pictures of the submarine. The bows have been blown off and this confirms the claim of the Italian Air Force (previously questioned) of having attacked her from the air, in this very area.

HMS Urge disappeared in April 1942. (Credit: Bridgend County Borough Council)

HMS Urge disappeared in April 1942. (Credit: Bridgend County Borough Council)

HMS Urge, Snapshot from Sonar Recording Marsa el Hilal, Libya, 2012. (Credit: Jean-Pierre Misson)

Snapshot from Sonar Recording Marsa el Hilal, Libya, 2012. (Credit: Jean-Pierre Misson)

In 1941 there was a national “warship week” which raised money to meet the costs of providing military machinery and vehicles for the war.  Nationally, £955m was raised, of which Bridgend contributed around £300,000 – which would be over £12m in today’s prices – and the town adopted the submarine HMS Urge along with two other warships.

HMS Urge’s remarkable history included playing a key role in winning the battle for North Africa during World War Two. The vessel aided the Malta Squadron, known as the fighting 10th, to cut off supplies to Rommel’s Afrika Corps.

In 2011, to mark the 69th anniversary of the submarine’s disappearance, a plaque honouring HMS Urge and its 29-strong crew and 10 passengers was rededicated to the people of Bridgend in recognition of their efforts. The commemorative service was organised by The Submariners Association and hosted by Bridgend County Borough Council at the Ty’r Ardd premises of Bridgend Register Office.

A plaque was rededicated to the people of Bridgend on the 69th anniversary of the submarine's disappearance. (Credit: Bridgend County Borough Council)

A plaque was rededicated to the people of Bridgend on the 69th anniversary of the submarine’s disappearance. (Credit: Bridgend County Borough Council)

Leader of Bridgend County Borough Council, Councillor Mel Nott OBE, said: “This is a wonderful occasion for Bridgend County Borough to celebrate the exceptional efforts of townsfolk during World War Two. To be able to conclude the story of the HMS Urge is a remarkable fulfilment of a piece of the town’s history.

“This latest impressive research, which includes sonar readings and photographs of the submarine, is just a slice of the information and resources available at the Local and Family History Centre and I would urge local residents and visitors to pay a visit.”

To find out more about the Local and Family History Centre, visit www.bridgend.gov.uk/libraries, email localandfamilyhistory@bridgend.gov.uk or call 01656 754810. You can also like ‘Bridgend Libraries’ page on Facebook, or follow @BridgendLibs on Twitter.




Share.

About Author

Argunners Magazine is an independent online historian and collector's magazine, dedicated to the militaria and history of both Axis and Allied powers during the World War 1 & 2. Argunners is a central resource offering the latest militaria and war history news, journals, articles and press releases related to these themes.

8 Comments

  1. Francesco Mattesini on

    IL PUNTO SULL’AFFONDAMENTO DEL SOMMERGIBILE HMS “URGE” (dal FORUM di AIDMEN)

    La Historical Section Admiralty, scrivendo all’Ufficio Storico della Marina Militare, fu propensa a credere che l’HMS Urge fosse affondato il giorno 28 aprile per mine, quindi nel tratto tra Malta e la Cirenaica. Quel giorno l’Urge, era ormai lontano da Malta, poiché era salpato dalla Valletta all’alba del 27, quindi all’incirca verso le ore 05.00. Anche se la sua andatura fosse stata, come afferma Platon Alexiades, di 90 miglia al giorno (e non 220 miglia come sostiene la Sezione Storica dell’Ammiragliato scrivendo all’Ufficio Storico Marina Militare), in ventiquattro ore o più di navigazione per sud-est aveva quindi giù superato e di molto una rotta di sicurezza di 40 miglia, (che mi sembra eccessiva), ed era pertanto molto lontano dalla Valletta e al di fuori dalla minaccia delle mine tedesche. Quindi poiché l’Ammiragliato pone l’Urge perduto per mine il 28 aprile, e non mi si venga a dire che è un errore, il sommergibile, secondo la Sezione Storica dell’Ammiragliato (Historical Section Admiralty), doveva essersi perduto navigando la Cirenaica, cosa impossibile perché non vi erano sbarramenti minati lontano dalle coste.

    Tra le ore 05.40 e le ore 14.00 del 29 aprile, come risulta nel Diario della 5a Squadra Aerea (Libia), sette aerei italiani Cr 42 della 153a Squadriglia del 3° Gruppo Caccia Terrestre, al comando interinale del tenente pilota Massimino Mancini, decollando dall’aeroporto di Martuba (Derna) effettuarono la scorta a un convoglio di sei piccole unità navali al largo di Ras el Hilal. Il convoglio era costituito dal piccolo motoveliero requisitoSan Giusto, di 243 tsl, partito alle 08.15 del 27 aprile da Navarino e diretto a Derna con un prezioso carico di mine tedesche, e da cinque motozattere tedesche, partite da Bengasi il giorno 28 e dirette anch’esse a Derna in due piccoli gruppi. MFP 150, 154 e 156 e MFP 152 e 158.

    Il motoveliero e le cinque motozattere tedesche, nella loro rotta verso est, si riunirono in modo da formare il cosiddetto “convoglio San Giusto”. L’appuntamento tra il motoveliero che arrivava da Nord e le motozattere da ovest non poteva essere che la punta più settentrionale della Cirenaica, ossia Ras el Hilal, il punto focale del traffico costiero sulle rotte per Derna.

    Le missioni dei Cr. 42, iniziate all’alba si svolsero a bassa quota con condizioni atmosferiche mediocri per un forte vento di Ghibli e con gli aerei decollati da Martuba, presso Bengasi, ad intervalli regolari l’uno dopo l’altro in modo da prolungare la scorta antisom al convoglio fino al pomeriggio. Il primo Cr. 42 arrivò sul convoglio prima che il sommergibile britannico (perché indubbiamente era britannico) iniziasse il suo attacco.

    Il secondo aereo, pilotato dal sergente Igino Marzoli, alle 08.10 avvistò e poi attaccò in picchiata con sgancio di due bombe, a 5 km a nord-est di Ras el Hilal, un sommergibile in superficie che stava cannoneggiando le motozattere e il motoveliero San Giusto che, secondo quanto scritto dall’ammiraglio Aldo Cocchia in “La difesa del traffico con l’Africa Settentrionale”, vol. II, “riportò soltanto danni di poco conto”. Le due bombe da 50 chili tipo “T” sganciate dal Cr. 42 caddero, secondo quanto dichiarato al rientro dal pilota, a circa 30 metri dallo scafo del sommergibile che si apprestava ad immergersi, “con esito apparentemente negativo”.

    Successivamente mentre il “convoglio San Giusto” si stava spostando con rotta est da Capo Ras el Hilal lungo la costa della Cirenaica, si verificarono da parte dei restanti cinque Cr. 42 attacchi “contro un sommergibile immerso”, com’è specificato nella Relazione del tenente Mancini, con sgancio di altre dieci bombe da 50 chili (che in realtà pesavano 58 chili). E’ da ritenere che il sommergibile fosse rimasto nella zona trovandosi in difficoltà di manovra a causa dei danni riportati dal primo attacco. Quindi, in totale le bombe sganciate dai sei aerei italiani furono dodici.

    E’ dimostrato che esplosioni di bombe in prossimità dello scafo possono essere fatali a un sommergibile in fase di immersione, causando danni al momento irreparabili ai timoni e alle macchine, nonché l’apertura di falle. E’ spesso accaduto che bombe cadute a metri di distanza dalla fiancata di una nave abbiano finito per causargli danni da portarla all’affondamento, e questo poteva accadere anche se le bombe fossero state di soli 58 chili.

    Può anche darsi che lo scafo affondato dell’Urge si trovi più lontano dal punto dell’attacco aereo di Ras el Hilal, e che mantenendosi in immersione sia affondato negli alti fondali che doveva percorrere per raggiungere Alessandria tenendosi lontano dalle coste dell’Africa. Ma, è da supporre, in mancanza di altre ipotesi accettabili, che ciò sia avvenuto pur sempre in seguito ai danni riportati dai Cr. 42, poiché dai bollettini giornalieri italiani e tedeschi non risulta vi siano stati attacchi aerei ai sommergibili nel tratto tra Ras el Hilal e Alessandria, e neppure navali, nel periodo tra il 29 aprile e il 5 maggio 1942.

    L’amico Platon Alexiades sostiene che il sommergibile Urge, partendo da Malta all’alba del 27 ottobre, anche navigando in teoria alla massima velocità sostenibile, non poteva trovarsi alle 08.00 del 29 a Ras el Hilal, non essendo in grado di mantenere fino a quella località della Cirenaica una velocità di superficie di 10 nodi, se non per poche ore, poiché la velocità massima sostenuta dal battelli del tipo “U” era di soli 7 nodi. E ciò contrasta con la valutazione dell’Historical Section Admiralty che riporta la possibile velocità di spostamento giornaliera del sommergibile in 220 miglia, con navigazione diurna occulta e in superficie di notte.

    La velocità massima di percorrenza di un sommergibile del tipo “U” della prima serie, secondo Lenton & Colledg, “Warships of World War II”, era di 11 miglia 1/2 all’ora (9 miglia all’ora quella sostenibile a velocità di resistenza), il che ci porta ad una percorrenza di un giorno di 276 miglia. Mentre, invece, Platon afferma che la velocità di spostamento in condizioni normali sarebbe stata di sole 90 miglia.

    Poiché l’Urge partì da Malta all’alba del 27 aprile, ed arrivo a Ras el Hilal, distante circa 420 miglia da Malta, attaccando il motoveliero San Giusto alle 08.10 del giorno 29, ciò significa che poteva aver percorso la distanza da Malta a Ras el Hilal in 50 ore, che alla velocità di 11 miglia 1/2 corrispondeva ad una percorrenza di 575 miglia, che era molto al di là di Tobruk.

    Anche se riduciamo la velocità massima del sommergibile a 10 miglia all’ora, in 50 ore la distanza percorribile era di 520 miglia, che lo portava sempre nella zona di Tobruk.

    Sarebbe anche bastato per intercettare il motoveliero che la velocità media di crociera fosse stata di 8 ½ nodi, corrispondente a una distanza di 425 miglia. Il che dimostra l’Urge aveva tutto il tempo che occorreva per trovarsi all’appuntamento con il San Giusto.

    Questa è matematica! E occorre trovare nuove strade per smentirla. E’ bene che anche il Naval Historical Branch se ne renda conto, e rivedesse le sue valutazioni sulla base dei dati di velocità forniti da Lenton.

    Pertanto i conti fatti a suo tempo dall’Ufficio Storico della Marina Militare, sulle informazioni ricevute dalla Historical Section Admiralty, erano esatti e non devono essere messe in discussione. Ne consegue, pertanto, che il sommergibile, percorrendo in due giorni e due ore una distanza di 420 miglia, doveva trovarsi a passare all’ora del primo attacco aereo proprio all’altezza di Ras el Hilal.

    Lo ripeto, non conosciamo nulla sullo spostamento dell’Urge da Malta a Mers el Hilal , essendo il sommergibile andato perduto, e quello che ci rimane sono soltanto le ipotesi, e le prove sull’attacco degli aerei italiani, che non devono essere messe in discussioni.

    L’idea che l’esperto comandante dell’Urge, capitano di corvetta Tomkinson, si fosse recato a Ras el Hilal in piena autonomia, navigando alla massima velocità di giorno e di notte, senza risparmiare la nafta, per cercarsi un obiettivo a 60-70 miglia dalla sua zona di transito, é da escludere. Egli non era autorizzato a farlo, a meno che vi fosse stato un ordine motivato trasmesso durante la navigazione o addirittura ricevuto al momento della partenza da Malta.

    Secondo me il motivo di quello spostamento c’era. Il motoveliero San Giusto trasportava un importante carico di mine tedesche da portare a Derna, ed è per questo motivo che ho ritenuto che avesse ricevuto un’informazione Ultra, con l’ordine di dirigere a tutta velocità a Ras el Hilal. Ma può anche darsi, a una variazione dell’ordine di operazione dell’ultima ora, che l’ordine urgente lo avesse ricevuto alla partenza da Malta, dopo che il San Giusto era partito da Navarino.

    Ricordo che le intercettazioni e decrittazioni Ultra, che allora conoscevano tutto sui movimenti dei convogli italiani, non erano diramate se non ai Comandi Superiori (lo stesso avveniva per le decrittazioni italiane e tedesche), ed é evidente che anche lo spostamento dell’URGE, eventualmente trasmesso a Malta, doveva restare segreto, per non divulgarne la fonte.

    Sappiamo poi che molti documenti e messaggi Ultra, al pari delle grandi macchine cifranti (i computer Bombe e Colossus), furono distrutti dopo la guerra per non lasciare traccia delle intercettazioni, mantenute segrete fino a quando non furono svelate nel 1974 in “Ultra Secret” da Winterbotham. Inoltre e stato scritto che molti dati forniti dalla Historical Section Admiralty sono sbagliati; pertanto perché non dovrebbe esserci errori anche nella missione dell’Urge, in particolare sulla esatta data e ora di partenza da Malta. In oltre appare che non tutti i documenti della X Flottiglia, specie per l’Urge, sono reperibili. E non si salvano neppure i Diari Storici, come più volte ho potuto rilevare.

    Non si può provare l’ipotesi che l’Urge si sia perso su uno sbarramento di mine tedesche (MT 13), posato da sette motosiluranti della 3a Flottiglia a 10 miglia (17 Km) ad ovest della Valletta, perché nessuno nella zona dell’isola si accorse di un’esplosione in vicinanza, o rintracciò chiazze di nafta e relitti, come poi avvenne l’8 maggio quando per l’esplosione di una mina affondo l’Olympus, del quale i mezzi di soccorso subito accorsi salvarono nove uomini. Se l’Urge, lo ripeto, avesse percorso, prima di perdersi, la rotta di sicurezza per 40 miglia dal Grand Harbor, il 28 aprile si sarebbe venuto a trovato molti distante dalla sbarramento minato MT 13 (10 miglia dal Grand Harbour) e dagli altri sbarramenti presenti nella zona.

    Non credo a un affondamento dell’Urge per causa mine nel tratto Cirenaica – Alessandria. A quanto mi risulta non vi erano sbarramenti minati lungo le coste egiziane, neppure sotto costa, poiché le motosiluranti tedesche e le unità di superficie italiane cominciarono a posarli dopo che il fronte si era arrestato al El Alamein, il 30 giugno 1942.

    Che il carico di mine del San Giusto fosse importante, lo confermano i verbali delle Riunioni al Comando Supremo, dimostranti quanto il suo arrivo fosse visto con preoccupazione, specialmente dai rappresentanti tedeschi (feldmaresciallo Kesselring, ammiraglio Weichold, generale dell’aviazione Wenninger), preoccupati dopo l’attacco di un sommergibile al convoglio “San Giusto”, il 29 aprile a Ras el Hilal, comunicato dall’ammiraglio Arturo Riccardi, Sottosegretario e Capo di Stato Maggiore della Regia Marina: “Ieri il SAN GIUSTO è stato attaccato da un sommergibile: non conosciamo ancora l’esito”.

    E nei verbali appare che nei giorni 30 aprile e 1° maggio la maggiore preoccupazione dal punto di vista navale é quella della protezione dei convogli con la Libia diretti a Bengasi, ponendo particolarmente l’interesse per il carico di mine di un motoveliero, che altrimenti sarebbe stato ignorato, fino a quando l’ammiraglio Riccardi annunciò alle 12.45 del 1° maggio: “Il motoveliero S. GIUSTO è arrivato a Derna con le mine”.

    Proprio per l’importanza del San Giusto é spiegabile l’evidente motivo di assegnarli una qualche scorta aerea antisommergibili, che normalmente, per la carenza di mezzi aerei, non avevano i piccoli motovelieri di scarsa importanza. La massima velocità di spostamento in superficie anche di giorno, disposta dal Comandante dell’Urge, era pertanto giustificata.

    Quanto al sommergibile P 31 che era partito da Malta per Alessandria ventiquattrore prima dell’Urge (il 26 aprile) e che quindi, seguendo la stessa rotta, si sarebbe dovuto trovare avvantaggiato nel raggiungere Capo Ras el Hilal, non ancora superato, prima di raggiungere la destinazione il 5 maggio. Per rispondere a questo quesito occorrerebbe sapere dove si trovava esattamente il P 31, e se conveniva dirottarlo a Ras el Hilal. E inoltre quali erano, sempre rispetto all’Urge, le sue condizioni di navigazione e le possibilità di combattere. Ricordo che i bombardamenti del II Fliegerkorps sulla Valletta (in alcuni giorni impiegando anche 300 velivoli) avevano causato un’infinità di danni alle navi di superficie e ai sommergibili, costringendo gli uni e gli altri ad abbandonare la loro base più o meno rattoppati.

    Esistono altri vari Rapporti scritti sull’azione contro il sommergibile Urge a Ras el Hilal che logicamente non possono essere smentiti, in particolare il Diario di Supermarina, il Diario Storico del Comando Supremo; i Verbali giornalieri delle riunioni tenutesi al Comando Supremo, le decine di fonogrammi che furono consegnati agli Enti interessati e che si possono rintracciare negli Uffici Storici delle tre Forze Armate italiane. Inoltre, ne hanno scritto gli ammiragli Aldo Cocchia e Vitaliano Rauber nei loro libri dell’USMM, “La difesa del traffico per l’Africa Settentrionale” e “La lotta antisommergibile”.

    In particolare, l’ammiraglio Rauber, , ha scritto (p. 188) che essendo partito da Malta il 27 aprile l’URGE“avrebbe potuto trovarsi il mattino del 29 all’altezza di Ras-El-Hilal”, e che risultava che “il mattino del 29 -4-1942 alle 08.10 un Smg. nemico cannoneggiò nei pressi di Ras-El-Hilal, il m/v S. GIUSTO”, e che “il Smg. fu attaccato da aerei Cr. 42”. Un “azione menzionata nel Diario di Supermarina”.

    Che l’URGE, all’occorrenza, potesse spostarsi in due giorni di 450 miglia è anche riportato da A.S. Evans in “Beneath The Waves. A History of HM Submarine Losses 1904-1971”, scrivendo:

    “Io ritengo che i conti sulla velocità di spostamento dell’URGE, particolarmente in superficie, che all’epoca erano stati fatti siano accettabili”.

    Un conto valido che non può essere liquidato con superficialità perché non fa comodo ad altre ricostruzioni dell’episodio.

    Quanto all’ammiraglio Cocchia egli ha scritto (p. 265).

    Il 29 aprile il piccolo motoveliero SAN GIUSTO, in navigazione da Navarrino a Derna, fu sorpreso e cannoneggiato da un sommergibile mentre era nei pressi di Ras HILAL. Il SAN GIUSTO riportò danni di poco conto, ma il sommergibile fu contrattaccato da velivoli CR 42 che riferirono di aver messo dei colpi a segno. Quasi certamente furono tali aerei che affondarono l’URGE.

    Concordo che non esiste il rapporto sull’attacco al SAN GIUSTO e nessuna notizia da parte tedesca nel Diario della 2a Flottiglia da sbarco (2. Landungsflottille), da cui dipendevano le motozattere, e nel Diario Trasporti Nord’Africa (KTB Seetransportstelle Nordafrika), che cita solo una fonte italiana: ossia una comunicazione arrivata la sera del 29 aprile dal comandante Manfredi di Supermarina, secondo cui si segnalava a che un sommergibile aveva presumibilmente attaccato il convoglio “San Giusto”.

    E Platon Alexiades si é attaccato a questo presumibilmente facendolo apparire più importante di tutte le altre testimonianze.

    Ma ci sono, invece, gli inequivocabili documenti nei tre Archivi Militari italiani, che non possono essere ignorati, sminuiti o addirittura fatti passare per visionari, specie per i piloti degli aerei che avrebbero attaccato un grosso pesce, perché dimostrano che un sommergibile si trovava a Ras el Hilal, che attaccò un motoveliero, e che fu a sua volta avvistato e attaccato da uno dei Cr. 42, quello del sergente Marzoli e successivamente dagli altri cinque.

    In un fondamentale messaggio del Comando Marina Germanica in Italia, firmato dall’ammiraglio Eberhard Weichold, consegnato a mano al capitano di fregata Del Grande per Supermarina (Segreto n. 2411/42 del 30 aprile 1942), veniva riportato come segnalato con un precedente messaggio n. 2181/42 del 22.4.42 [non rintracciato], che un sommergibile aveva sparato su motozattere alla fonda a Ras el Hilal, e che era stato poi attaccato subito dopo l’emersione con bombe da un aereo italiano e costretto all’immersione.

    Ecco il testo:

    “In seguito al foglio di cui in riferimento, il Comando Marina Germanica informa che la sera [errato erano le 08.10] del 29 aprile 3 bettoline semoventi, alla fonda presso Ras el Hilal, sono state attaccate da un sommergibile nemico. Subito dopo l’emersione, il sommergibile è stato attaccato con bombe da un apparecchio da caccia italiano e costretto a immergersi. …F/to WEICHOLD”.

    Non è scritto nel messaggio di Weichold che probabilmente si trattava di un sommergibile ma che era un sommergibile, il quale aveva attaccato tre delle cinque motozattere tedesche (F 150, F 154 e F 156) che si trovavano in quella zona, anche se nei Diario tedeschi consultati da Platon non se ne parla, e che infine il sommergibile era stato attaccato da un aereo da caccia italiano.

    Erano tutti visionari sul Cr. 42 e sulle motozattere, e l’eventuale pesce aveva per denti il cannone?

    Manca la relazione del San Giusto per conoscere i dettagli dell’attacco al motoveliero, ma questo non deve essere considerato una sottrazione di documento, poiché quasi tutti i rapporti dei motovelieri e del naviglio minore italiano sono andati perduti, o si trovano in fondi dell’Archivio degli dell’Uffici Storici dell’Aeronautica e della Marina di difficile ritrovamento.

    Stabilito senza ombra di dubbio che un sommergibile britannico era il mattino del 29 aprile 1942 a Ras el Hilal, e ritenendo che si trattava dell’Urge, dobbiamo stabilire come ci arrivò.

    Non importa se il sommergibile era più vicino o lontano dalla costa a causa di possibili errori di posizione trasmessi dall’aereo che aveva attaccato a 5 km da Ras el Hilal. La realtà è che vi era un sommergibile che cannoneggiava il San Giusto e tre motozattere tedesche, e questo sommergibile, in base alle informazioni disponibili, e in mancanza di smentite accettabili, non poteva essere che l’Urge.

    L’attacco dei Cr. 42 al sommergibile da parte dei Cr.42 è riportato nei Diari Storici della 153a Squadriglia C.T., del 3° Gruppo C.T., della 5a Squadra Aerea, e infine nelle Relazioni Operative (Modello Mc. 2) della 5aSquadra Aerea, tutti riferiti al primo semestre del 1942, e rintracciabili nell’Archivio dell’Ufficio Storico dell’Aeronautica.

    Nel Diario della 5a Squadra Aerea (Libia), è scritto:

    “7 Cr. 42 della 153a Squadriglia hanno effettuato scorta a convoglio dalle 05.20 alle 15.10. Alle 08.10 è stato avvistato a circa 5 Km nord est di Marsa Hilal un sommergibile emerso che cannoneggiava il convoglio; il sommergibile è stato attaccato con 2 bombe cadute a circa 30 metri dallo scafo con esito non accertato. Totale ore di volo 12.30”.

    Nelle Relazione Operativa Modello C. 2 , risulta che il 29 aprile 1942, 7 caccia Cr. 42 della 153a Squadriglia al comando del tenente Mancini. erano di scorta a 5 bettoline [motozattere], con decollo isolato da Martuba (Bengasi) per missione iniziata alle 05.40 e conclusa alle 14.00, con condizioni atmosferiche mediocri per forte Ghibli.

    Nella relazione é riportato:

    “Bombe lanciate su ogni obiettivo, Sommergibile immerso, n. 12 [bombe] Tipo 50.T. Risultati dell’azione: Alle ore 0810 veniva avvistato a 5 chilometri N.E. di Marsa Hilal un sommergibile emerso che cannoneggiava le bettoline. Veniva attaccato dal Sergente Marzoli con due bombe che cadevano a circa 30 metri dallo scafo già immerso con apparente esito negativo”.

    Quindi è la conferma che un sommergibile aveva inequivocabilmente attaccato a Ras el Hilal il convoglio “San Giusto”, e stava cannoneggiando le motozattere, che a loro volta sembra abbiano risposto al fuoco, sparando contro il sommergibile con le loro armi.

    Nel Mod. C.2 si specifica che le motozattere della 6a Flottiglia che formavano il convoglio assieme al San Giusto erano cinque, ma nello stesso tempo è anche detto che le bombe sganciate in mare erano state dodici, e ciò significava che sei aerei su sette avevano attaccato il sommergibile.

    I piloti erano visionari? Evidentemente dall’alto distinguevano bene la sagoma del sommergibile sott’acqua a una quota evidentemente non troppo profonda, mentre appare molto difficile scambiare la sagoma di un pesce di piccole dimensioni, non essendovi in quella zona balene. Sarebbe ridicolo. Dopo di questi attacchi al largo di Ras el Hilal, si possono fare tutte le ipotesi possibili, ma la verità è che del sommergibile Urge si sono perse le tracce.

    Non credo ad un affondamento del sommergibile per mine nel tratto Cirenaica – Alessandria. A quanto mi risulta, lo ripeto, non vi erano sbarramenti minati lungo le coste egiziane, neppure sotto costa, poiché le motosiluranti tedesche e le unità di superficie italiane cominciarono a posarli dopo che il fronte si era arrestato al El Alamein, il 30 giugno 1942.

    Pertanto la possibilità che l’Urge sia affondato sulle mine tedesche presso Malta è quasi inesistente, mentre invece la presenza di un sommergibile britannico a Ras el Hilal, riportata da parecchie fonti, è assolutamente inattaccabile.

    Si possono fare tutti i calcoli possibili ma sia ritorna sempre alla stessa ipotesi, alla quale non si è mai risposto: quale sommergibile britannico si trovava a Ras el Hilal.

    Francesco Mattesini

    Roma, 5 Luglio 2016

  2. Jonathan Ratliff on

    I’m also curious about this plaque, which shows a set of brass or gold colored riding spurs on a blue field…

    Riders use spurs (attached at the heels of their boots) to help direct a horse’s movements… The spurs shown are a type known as “roweled spurs”… The “rowel” is a small wheel on the end of the spur that spins… The rowel can have points (as this set does) or be a plain disc…

    I can easily understand spurs being associated with a cavalry unit… But the connection between spurs and the submarine HMS Urge (or any other naval vessel) is a mystery to me…

    I checked and the current Coat of Arms for the Bridgend County Council is completely different than what is shown in the photograph above… But perhaps we are looking at a crest/coat of arms that was in use at the time the HMS Urge was built?…

    Unfortunately I can’t make out what is engraved on the brass plate below the plaque/shield…

  3. Peter Schlessinger on

    I am curious as to the origin/meaning of the symbol on the HMS Urge plaque… Is any information available on this?

  4. Henry Dandria on

    During that period,1941/42 ,the safest way of traveling to Alex.Egypt was by submarine.Interested to know who the ten passengers where.

  5. So, does this mean there are plans to raise the HMS Urge or have it remain a watery grave? Also, who were these 10 passengers in addition to the crew?

Let us know what you think: